THE DEEP DARK – Mathieu Turi
Una miniera nasconde fatica, sudore, pesantezza di giornate interminabili al buio. Una miniera può nascondere anche mostruosità sepolte e che tali dovrebbero restare. Quando uno scavo e la cupidigia degli esseri umani lascia emergere un’antica divinità, solo la morte può purgare l’umanità.
Una cripta scoperta scavando in profondità ma non casualmente… in quanto un non meglio identificato “professore” porta un manipolo di lavoratori, dietro pagamento di mazzetta, a cercare un qualcosa che non vuole dichiarare. Questa mancanza di dichiarazione non permette la giusta preparazione del team che si troverà in balia dell’oscurità…
The deep dark inizia in maniera atipica per l’horror che poi si rivelerà di essere, con oltre mezz’ora in cui non accade nulla, neanche un piccolo spavento (se non nei primissimi minuti iniziali). Questo per presentare i principali protagonisti della discesa nelle tenebre, senza però annoiare ma, anzi, mantenendo un ritmo vivo e raccogliendo interesse. Il che è sicuramente un aspetto molto positivo, specialmente considerandone la riuscita. Peccato che appena si entri nella seconda metà più propriamente horror, quanto di buono fatto in origine si ritrova sommerso da un mare di detriti.
Purtroppo la scelta di usare effetti speciali old-fashioned è eccellente come idea, dato anche il taglio che si desidera dare al film, pessima come realizzazione. Ci troviamo quindi una divinità-mostro dalle molte braccia che poco spaventa, per nulla convince. Le esecuzioni sono da b-movie anni ’80 il che, anche qui, di base è un complimento, nel contesto poco riuscito in quanto la patinatura non è da horror anni ’80 (vedi tutto il segmento iniziale).
The deep dark corre costantemente in bilico, gioca con luci (poche) e ombre (molto), tra novità e stile più classico, ma finisce inghiottito dalle medesime caverne in cui è ambientato. Peccato, occasione sprecata.