UNA SPIEGAZIONE PER TUTTO – Gábor Reisz
Per Ábel Trem (Gáspár Adony-Wals) la vita è veramente difficile a causa del suo forte desiderio di libertà oppresso dal giudizio inappellabile del padre György (Istvan Znamenák), severo e fiero patriota.
Inoltre egli si ritrova nel periodo più delicato per un adolescente, vale a dire la fine delle scuole superiori e la scelta di quale percorso seguire dopo la scuola.
Siamo a Budapest nei tempi odierni e seguiamo le vicende del diplomando Ábel proprio alle prese con gli esami di stato che in Ungheria, nell’orale, prevedono la scelta di un argomento di Storia tra alcuni proposti, da quel momento il candidato ha circa trenta minuti per elaborare un’esposizione che poi sottoporrà alla commissione esaminatrice.
Per Abel non c’è nulla di più ostile della Storia, non riesce a comprenderla, tanto che egli stesso afferma che “Esce dalla sua testa, così come vi è entrata”.
Durante tutto l’anno egli si è avvalso dell’aiuto della sua compagna di classe Janka (Lilla Kizlinger) dalla quale ha sempre copiato tutti i compiti in classe e della quale è segretamente innamorato, il tutto sotto la consapevole supervisione del loro professore di Storia Jakab (András Rusznák).
Alla luce di ciò Jakab assiste alla totale scena muta del suo studente e nell’imbarazzo anche di tutta la commissione tenta di sciogliere un pochino la tensione dello studente chiedendogli come mai indossa la coccarda tricolore che di solito si indossa il 15 marzo, anniversario della Guerra d’Indipendenza ungherese del 1848.
Lo studente si chiude ancora di più nel suo mutismo e riesce solo a dire che è rimasta appesa sulla sua giacca dal giorno dei festeggiamenti ed esce imbarazzato dall’aula.
Una volta appreso che il figlio è stato bocciato, György gli chiede spiegazioni di quanto accaduto ma Ábel non ha il coraggio di dirgli la verità e gli dice di essere rimasto vittima di un complotto ordito dal suo professore Jakab e di essere stato bocciato perché quest’ultimo non sopporta che suo padre sia un fiero nazionalista.
La coccarda tricolore ungherese che storicamente rappresenta l’orgoglio di un popolo che ha guadagnato la propria indipendenza nel 1848 venne strumentalizzata da Viktor Orbán il quale la rese simbolo delle persone seguaci del suo partito (Fidesz)
La strumentalizzazione di quel simbolo è stata tale che ormai chi indossa la coccarda ungherese viene visto come sostenitore di Fidesz e chi non la indossa come suo oppositore.
Tra Jakab e György non vi è mai stato un buon rapporto proprio per vedute politiche diverse, il professore è un liberale sostenitore di quei valori fondanti una società civile moderna che il padre di Ábel rinnega fortemente.
Al centro tra questi due fuochi c’è il destino di un ragazzo, forse spaventato dalla vita, che ancora non sa che cosa vuole farne di essa ma che in realtà come tutti i ragazzi della sua età vuole semplicemente viverla spensieratamente.
Tramite uno strano passaparola la notizia rimbalza sulle pagine di cronaca del Magyar Napok un quotidiano ungherese molto caro al governo nazionale che ne fa un affare di Stato e obbliga la commissione a riunirsi per riesaminare il caso del ragazzo.
Diciamolo chiaramente: oggigiorno quando si pensa all’Ungheria viene in mente l’immagine del suo presidente, Viktor Orbán, che ha modificato la costituzione in modo tale da garantirgli una vittoria schiacciante su un’opposizione sempre più risibile.
Al lungo elenco di violazioni dei diritti sanciti dall’Unione Europea di cui fa parte si aggiunge anche quello dell’aver assoggettato praticamente tutta la stampa e la cultura (teatri, cinema, televisione etc) al servizio del suo governo e partito.
Tutto ciò ha spinto il giovane regista Gábor Reisz e la sua ex insegnante (Éva Schulze) a percorrere un tortuoso cammino contro quello che è l’attuale governo ungherese (che ovviamente ha negato loro i finanziamenti) e grazie al sostegno del Fondo Audiovisivo Slovacco e Mphilms, sono riusciti a realizzare questo film.
Si vede tutta la genuinità di un regista praticamente alla sua prima opera importante ma si ravvisa anche una grande intelligenza e un’ironia nella narrazione e nel montaggio che rendono il film allo stesso tempo leggero, pur affrontando temi scottanti.
Una spiegazione per tutto ha ricevuto il Premio Orizzonti all’80° Mostra di Venezia e vanta quasi tutti attori tutti giovanissimi e alla prima esperienza sul set, sicuramente un piccolo gioiello che merita particolare attenzione nel panorama internazionale.
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